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La cultura nel Locarnese fra Otto e Novecento

Pagine : 64


Formato: 16×23 cm


Lingua: Italiano


ISBN: 978 88 7967 238 2


PDF: Flyer di presentazione

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Informazioni autore

Ha scritto un accademico di Francia, alla fine dell’Ottocento, al tempo cioè della prima grande stagione del turismo, che Locarno è «un villaggio dove ci si addormenta». Intanto però la plaga si sta popolando in tutta fretta di figure di primo piano dell’intelligentsjia europea: dall’anarchico russo Michail Bakunin al compositore Ruggero Leoncavallo, dall’estrosa baronessa Antoinette de Saint-Léger allo storico dell’arte Jacob Burckhardt, per arrivare assai presto all’esperienza del Monte Verità (il cui motto suona: «La vergogna ci ha vestiti, l’onore ci denuderà di nuovo») e dei suoi immediati dintorni. E allora la scena si riempie di nomi di prim’ordine. Arrivano scrittori come Hermann Hesse e James Joyce (che dice a sua volta: «Locarno è una città senza vita»), poeti come Rainer Maria Rilke e Hugo Ball, danzatrici come Isadora Duncan e Charlotte Bara, artisti come Jean Arp, Hans Richter, Paul Klee, grandi studiosi come Max Weber, Carl Gustav Jung e Károly Kerényi. Così che nel Locarnese due culture convivono, il più delle volte, senza mai interagire fra di loro: quella autoctona, che piano piano sta cercando una propria strada per sprovincializzarsi, partendo dalla riscoperta del suo passato più illustre (dal caravaggesco Giovanni Serodine a Filippo Franzoni), e quella internazionale, tutta orientata sulla ricerca di un’isola felice dove potersi esprimere nella più assoluta libertà. Chissà se la storia del «genius loci» e del magnetismo che attrae con il fascino irresistibile delle Sirene e delle Chimere ha un suo fondamento o se appartiene invece alle leggende metropolitane? E come ha saputo approfittare la cultura locale delle magiche occasioni offerte per mezzo secolo almeno da quella, straordinariamente mirabile, venuta da fuori?